Vedere Torino vuole dire vedere la sua Piazza San Carlo: il centro del centro, il cuore del cuore della città. E’ la piazza che tutti i torinesi considerano il vero “salotto” di Torino. E sono certo che sarà capitato a molti – almeno una volta – di dare appuntamento all’amico che viene da fuori in “piazza San Carlo”. Non solo perchè arrivando con il treno da Porta Nuova si raggiunge facilmente – percorrendo l’accogliente porticato che costeggia piazza Carlo Felice e poi tutta via Roma. Ma soprattutto perché la sosta in Piazza San Carlo renderà memorabile la visita a Torino.

La Piazza San Carlo in origine si trovava fuori dalla cinta muraria romana (il quadrilatero) che fu il primo nucleo della città. Al trasferimento della capitale del Ducato di Savoia a Torino nel 1563, fu deciso di espandere la città verso sud, verso il cosiddetto “Borgo Nuovo” (o “Contrada Nuova”). Tuttavia, l’idea della piazza iniziò a concretizzarsi soltanto nel 1617, quando l’architetto Carlo di Castellamonte fu chiamato a progettare sia la “via Nuova” (l’attuale via Roma) che la nostra piazza San Carlo. I lavori per la sua realizzazione iniziarono nel 1618 e finirono nel 1638, con l’inaugurazione da parte di Madama Cristina di Francia, vedova di Vittorio Amedeo I, che le diede il nome di “Piazza Reale” o, in francese, “Place Royale”.

Madama Cristina di Francia

Madama Cristina di Francia (fonte: Wikipedia)

I suoi famosi portici, costruiti tra il 1643 e 1646, le fornivano quell’aria raffinata ed elegante che ha conservato fino ad oggi. Anzi, forse ancor più di oggi, visto che al posto dei pilastri che vediamo adesso, stavano delle delicate colonne binate, come sono raffigurate nel disegno del Theatrum Sabaudie (qui sotto) che risale al 1680 e che le raffigura in tutta la loro leggerezza.

Immagine di Piazza San Carlo tratta dal Theatrum Sabaudiae

Immagine di Piazza San Carlo tratta dal Theatrum Sabaudiae che la raffigura nel 1680. Va notato come le immagini delle due chiese non corrispondono al reale.

Per tutto il 1700 la piazza accolse i raduni militari e svolgeva la funzione di “passaggio di rappresentanza” nel tragitto che da Piazza Castello porta al Mastio della Cittadella, centro difensivo e nevralgico della città sabauda.

Verso la metà del ‘700 la Piazza abbandona a poco a poco la sua funzione militare e dei nuovi interventi di abbellimento dei portici furono affidati all’architetto Benedetto Alfieri (soprattutto verso il 1760 con il rinforzo dei pilastri al fine di garantire la stabilità degli edifici che la contornano).

Immagine del 1970 circa

Immagine del 1970 circa. Si notino le colonne dei porticati dopo l’intervento del 1760

Solo verso la fine del XVIII secolo prese l’attuale aspetto e il nome di piazza San Carlo (tra breve svelerò perchè). Durante l’occupazione napoleonica (1800-1814) prese perfino il nome (temporaneo) di “place Napoléon”.

Una delle prime immagini fotografiche della piazza

Una delle prime immagini fotografiche della piazza. Prima della ristrutturazione di via Roma che documenta il passaggio delle carrozze e l’abitabilità borgese che la piazza comincia ad assumere (Archivio Brogi)

Particolarità davvero unica di questa piazza unica è la presenza di due chiese, una a fianco dell’altra, che lasciando un’apertura al centro per il passaggio viario, la chiudono sul lato meridionale. Sono le due chiese dette “gemelle” di Santa Cristina e San Carlo Borromeo. Anche se – a dar retta ai più puntigliosi – più che “gemelle” possono dirsi “simili”, poiché l’una ha seguito la crescita dell’altra e viceversa, a intervalli più o meno ravvicinati.
La prima ad essere costruita nel 1619 fu la chiesa di destra, ancora senza facciata. La chiesa si distingue dalla sua gemella per la presenza del campanile. Intitolata a San Carlo Borromeo, il suo progetto viene attribuito in modo non unanime a Carlo di Castellamonte, Andrea Costaguta e Galleani di Ventimiglia.

Nel 1639 fu iniziata la costruzione (sempre senza facciata) della chiesa di sinistra dedicata a Santa Cristina, questa con attribuzione certa al progetto di Carlo di Castellamonte (poi proseguito dal figlio Amedeo) per volontà della regnante Madama Reale Maria Cristina (la stessa sopra raffigurata).
La sovrana fu devotissima alla Santa Cristina, tanto che volle annettere alla chiesa un convento di Carmelitane Scalze da lei fatte venire dalla Francia, e alla sua morte nel 1663 volle essere seppellita proprio in questa chiesa, affinché il suo cuore e il suo corpo venissero calpestati – come atto di pentimento – dal passaggio delle monache Carmelitane.
Nel 1716 fu poi il grande architetto Filippo Juvarra che le diede la facciata che vediamo ancora oggi.

Incisione di Antoine Harriset su disegno di Filippo Juvarra.

Incisione di Antoine Harriset su disegno di Filippo Juvarra. I fuochi d’artificio raffigurano la festa per il matrimonio del Principe di Piemonte del 1722. L’incisione ci fornisce l’idea di come doveva apparire la piazza ad inizio del 1700.

La facciata della chiesa di destra fu invece terminata soltanto nel 1835 da Ferdinando Caronesi.

Ferdinando Caronesi

Ferdinando Caronesi, disegno progettuale della facciata di San Carlo (a destra) per il completamento del gemellaggio formale delle due chiese, 1835.

Le due chiese “rappresentano” la piazza, sono il segno che ogni torinese conosce e distingue: una chiesa senza e l’altra con il suo campanile, che sembra eretto quasi a differenziare la chiesa di San Carlo da quella di Santa Cristina…

E se le due chiese sono il palcoscenico, i palchi della piazza sono rappresentati dai sontuosi palazzi nobiliari che la circondano sui due lati.
Quattro palazzi sul lato destro e tre sul lato sinistro. Appartennero tutti a importanti casati del ducato di Savoia, e ciascuno di loro ha una sua storia fatta di curiosità e aneddoti. Uno dei più curiosi racconta che al numero 206, all’angolo con la contrada di San Carlo, sorge il palazzo dei conti Villa di Villastellone. In questo palazzo abitò lo scrittore Vittorio Alfieri (tra il 1773 e il 1777- una lapide all’angolo tra via e piazza lo ricorda). Si dice che sul davanzale in pietra di una delle finestre della sala d’angolo del palazzo di fronte (il palazzo Turinetti di Cambiano marchesi di Priero), si legge tuttora un’affettuosa espressione incisa in dialetto piemontese che Gabriella Falletti di Villafalletto marchesa di Cambiano indirizzò al giovane poeta.
Sotto i palazzi scorrono i famosi porticati. Tutt’intorno oggi ci sono le vetrine di importanti negozi e di celebri caffè. All’angolo di piazza San Carlo con via Santa Teresa, si dice che un caffè ci sia stato da sempre. Nel 1822 si inaugurò poi l’attuale Caffè San Carlo, allora chiamato “Caffè di Piazza d’Armi”. In questo locale pare che Alessandro Dumas gustò il suo primo bicerin (la celebre bevanda di caffè cioccolato e crema di latte, simbolo di Torino) nel corso del suo soggiorno torinese del 1852. Agli inizi del Novecento il locale prese il nome di Caffè San Carlo e fu il primo locale d’Europa ad essere illuminato da lampioni a gas. Per tutto il secolo fu riferimento abituale per molti intellettuali, artisti e scrittori, come Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Piero Gobetti. Ma anche per i grandi esponenti della pittura come Felice Casorati e il gruppo dei suoi più famosi allievi, i “Sei di Torino” (Paolucci, Levi, Boswell, Chessa, Menzio e Galante).

Così come piazza San Carlo è caratterizzata dalla dualità delle sue chiese, allo stesso modo sono due i suoi caffè storici: oltre al caffè San Carlo, l’altro celebre caffè storico è il caffè Torino. Assiduo frequentatore di questo locale era lo scrittore torinese Giovanni Arpino, che lo nomina in molte sue pagine.

Interni del Caffè Torino (è possibile effettuare una visita virtuale al suo interno tramite Google Maps)

Il caffè Torino è noto anche per un’altra sua caratteristica: davanti alla porta di ingresso, posta sul pavimento della piazza risiede l’effige di un toro (ricordiamo simbolo della città stessa) di bronzo.

Una immagine del celebre toro di bronzo davanti al caffè Torino

Una immagine del celebre toro di bronzo davanti al caffè Torino

Si dice che calpestare i poveri genitali del toro porti fortuna… come dimostra la consunzione della parte si può evincere che anche i torinesi, a modo loro, sono scaramantici, seppur discretamente…

Cliccando su questo link è possibile passaggiare a 360° attorno al toro di bronzo: https://goo.gl/maps/foR4TKLaXhyB9Pmj7

Infine non possiamo lasciare la piazza senza aver omaggiato un altro simbolo della città: il famoso monumento del Caval ‘d bronz, il cavallo di bronzo. E’ il monumento equestre del duca Emanuele Filiberto, troneggiante al centro della piazza, e realizzato nel 1838 dallo scultore Carlo Marochetti, che originariamente pare fosse esposto al Louvre di Parigi. Raffigura il duca che brandisce una spada in groppa al suo destriero. E in pochi sanno che, pur raffigurando un guerriero, il monumento simboleggia la pace: il cavallo è infatti trattenuto dalle redini e il cavaliere, anziché sguainarla, infodera la sua spada.

Immagine del monumento equestre soprannominato Caval ‘d bonz

Oggi la piazza è interdetta al traffico automobilistico, che la percorreva ancora fino al 2004. Da allora è possibile passeggiare tranquillamente tra i porticati fino al monumento equestre, e godere della antica maestosità sabauda in una forma che è transitata dal lontano passato intatta fino ai nostri giorni. Anche per questo la Piazza San Carlo mantiene un posto particolare nella città come nel cuore di tutti i torinesi.